FILIPPO GORINI
Pianist
Reviews
Filippo Gorini impressiona a Bad Ragaz
Christine Kocher

Come annunciato nel numero di febbraio, siamo tornati, dopo l’esperienza del 2015 (cfr. MUSICA 264), nel sibaritico contesto del Grand Resort Bad Ragaz per assistere, in tre giorni, a cinque ricchi concerti del Festival “Next Generation” (www.festivalnextgeneration.com), in cui la vicina accademia del Lichtenstein (www.musikakademie.li) presenta i suoi migliori talenti.

Cinque concerti, quindi, molto diversi tra loro per concezione e formazione degli artisti coinvolti, ma che hanno presentato alcuni giovani musicisti da tenere d’occhio: positivo, anzitutto, il debutto dell’Ensemble Esperanza, un’orchestra da camera (archi 4.4.3.2.1) guidata dalla violinista franco-armena Chouchane Siranossian, che bada anzitutto al sodo, ossia all’intonazione, all’uguaglianza delle arcate, alla precisione esecutiva. Tutti elementi presenti all’appello, il resto verrà dopo: e quindi il Divertimento per archi K 136 di Mozart, ancorché timido, era professionalmente svolto, mentre la nona delle giovanili Sinfonie per archi di Mendelssohn avrebbe avuto bisogno di una guida più sicura.

Due solisti, poi, la prima sera: male il pianista Aaron Pilsan, che usa il celebre Concerto in RE di Haydn come strumento per far risaltare la propria gigioneria, molto bene, invece, il cellista rumeno Andrei Ioniţă, che nel Concerto in DO dello stesso Haydn spiccava per intelligenza e qualità del fraseggio, più che per mirabilie timbriche o tecniche. Il pomeriggio seguente (il 13 febbraio) il concerto prometteva di presentarci “le giovani star dell’Asia”: e Nikolai Song, vincitore del “Discovery Award” dell’Icma, ha confermato la bontà della nostra scelta, ribadendo le proprie doti strumentali — sia in Vivaldi che in brano moderno come quello di Gaubert — ma soprattutto l’intelligenza, la moderazione, l’affidarsi alle ragioni della musica senza fare il passo più lungo della gamba. Che è quanto, ahimé, hanno fatto gli altri due ragazzi, ossia il pianista Mao Fujita (pessimo in Busoni, inutile in Liszt) e il violinista Rennosuke Fukuda, che ha scelto un’accozzaglia senza senso di paginette virtuosistiche fin de siècle, dimostrando di essere del tutto estraneo a quel mondo, a quel clima culturale. E ci si chiede, naturalmente, perché un maestro non indirizzi il proprio allievo anche alla scelta di un repertorio adatto a lui per età e cultura, al di là della quantità di note da produrre.

Dopo un piacevolissimo “intermezzo” serale, con una brass band formata da bambini e ragazzini (che spettacolo ammirare una bambinetta più piccola del trombone e dominarlo perfettamente!), la domenica ha offerto, a mio avviso, le cose musicalmente migliori. Al mattino tornava l’Ensemble Esperanza con vari solisti, fra cui spiccavano le sorelle Siranossian, soliste mature e consapevoli nel Doppio di Vivaldi RV 547 (violino e violoncello) e ancora il “nostro” Nikolai Song, che in un gradevole e brillante brano per due flauti di Doppler non ha confuso virtuosismo con volgarità. Notevole, poi, il duo Sara Domjanić, violino e Adrian Buzac, oboe, in un Concerto bachiano (BWV 1060) intonatissimo e espressivo; più deboli i due cornisti e francamente improponibile l’undicenne russo che ha compitato un movimento del BWV 1052. Nel pomeriggio, la dicotomia fra chi pensa alle note e chi alla musica è stata infine palese: se l’austriaco Philipp Scheucher ha avuto l’ardire di presentare la Sonata in si di Liszt, mostrando come è normale una certa immaturità mista a pregevoli doti tecniche, l’italiano Filippo Gorini si è rivelato, di gran lunga, il musicista più interessante di questa tre giorni. Reduce dalla recente vittoria al Concorso Beethoven di Bonn, del Tedesco ha scelto la matura Op. 110, offrendone una lettura strepitosa per coerenza, dominio della “forma lunga”, colore sempre cantabile e mai pesante bei bassi, fraseggio virili e intenso: se un appunto si può fare, è che il finale mancava un po’ di perentorietà, ma siamo di fronte a un musicista su cui mi sento di scommettere per i prossimi anni, e che non mancherà di far parlare ancora di sé.

Nicola Cattò

 

Nicola Cattò, ilblogdimusica
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