FILIPPO GORINI
Pianist
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Gorini, piccolo Imperatore, infiamma il Teatro Sociale

Fuoriclasse - Pubblico delle grandi occasioni per ascoltare il pianista ventenne premiato un mese fa a Bonn

L'inaugurazione dell‘anno accademico del Conservatorio “Gaetano Donjzetti” è stata nel segno di Beethoven e del suo più celebre Concerto per pianoforte e orchestra, l‘ ”Imperatore” appunto. Alla tastiera c‘era Filippo Gorini ventenne, allievo del medesimo istituto cittadino, agli ultimi passi per concludere la laurea, incoronato un mese fa all'lnternatioml Telekom Beethoven Competition di Bonn primo assoluto tra oltre cento concorrenti, primo italiano a vincere la competizione biennale, la maggiore della Germania e una delle maggiori - per caratura e quantità di prove - a livello internazionale.

Il Teatro Sociale sabato sera era pieno come un uovo. Inutile dire che l’attenzione maggiore era per Gorini, il giovane di Carate Brianza che ha sbaragliato tutti i concorrenti mediamente più “anziani” di lui di 6-7 anni. La regia del Direttore Emanuele Beschi – che aveva puntato sull’ “Imperatore”, brano d’obbligo della finale di Bonn, per l‘apertura accademica ancor prima che si svolgesse la finale tedesca – ha puntato con buona sagacia sul giovane. allievo da sei anni di Maria Grazia Bellocchio. È andato sul sicuro, anche perché Gorini è… recidivo: solo due anni fa si è imposto a Mosca al Concorso internazionale Neuhaus riservato ai migliori diplomati del pianeta.

E non ha deluso le aspettative. Al Sociale l‘atmosfera era quella delle grandi occasioni, anche per la presenza di questo giovane “imperatore” della tastiera, che ha entusiasmato il competente pubblico tedesco. In Teatro c’erano vari vip locali, l’assessore all’istruzione Loredana Poli, il Presidente della Mia Fabio Bombardieri, alcuni onorevoli come Elena Carnevali, Pia Locatelli, docenti dell’istituto, alunni, appassionati e conoscenti.

Una partecipazione di massa per una serata corale, con le molte voci che animano e si muovono nella vita della storica scuola musicale cittadina. Una serata di festa e cerimonia con le brillanti Fanfare del Gruppo Ottoni dirette da Massimo Capelli, mentre il pubblico riempiva la platea e i tre ordini di palchi. Poi è toccato all’anima più collettiva, quel Coro del Conservatorio diretto da Elisa Fumagalli, che ha dato saggio di eclettismo passando da una versione (ben orchestrata da Dario Natali, studente della scuola) del “Phantom of the Opera” del popolsarissimo Andrew Lloyd Webber, decano inglese del musical, e poi un dotto e amabile “Laudate Pueri” del giovane Gaetano Donizetti, revisione di Pieralberto Cattaneo, docente del Conservatorio.

L’orchestra Sinfonica del Conservatorio, diretta da un Roberto Frattini molto disinvolto nel gestire l‘insieme — con la saggezza di una bacchetta di lungo corso – faceva conto su un organico arricchito da un ottimo mix docenti-studenti. Gorini poi ha fatto quanto da lui ci si attendeva: padronanza. disinvoltura e «severità». Quella stessa che si legge nel suo sguardo un po’ timido e riservato, per cui sembra avere più anni di quelli che effettivamente ha.

In effetti nel suo Beethoven scioltezza, ponderatezza e focosità – un ingrediente via via più esteso nel corso dell’esecuzione - si sono mescolate con brillantezza, gioco, volate virtuosistiche aggressive e scintillanti, da concertista collaudato.

Bernardino Zappa, Eco di Bergamo
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